L’11 agosto la mia biografa e il suo braccio destro sono partiti per 11 giorni in Islanda, lasciandomi… dai nonni.
Tranquilli: non ho sofferto. Ho passato il tempo a estorcere biscotti, prosciutto e avanzi di arrosto, sfruttando il mio sguardo da “poverino”.
La scusa ufficiale? “In Islanda i Labrasotti devono fare quarantena e oggi non possono viaggiare in cabina sugli aerei, solo in stiva”.
E siccome io sono un Labrasotto raffinato, che non ama passare ore in una scatola sotto i piedi di un Boeing, hanno deciso che sarebbe stato meglio lasciarmi a fare il re di casa dai nonni.
Loro, intanto, hanno affrontato la Ring Road a bordo di un Dacia Duster 4×4 con tenda da tetto, dormendo sotto il cielo artico e cucinando nei campeggi. Una scelta furba: libertà totale, niente prenotazioni rigide e la possibilità di imboccare strade nuove ogni giorno.
Io vi racconto l’itinerario giorno per giorno, con tappe, campeggi e consigli pratici per chi vuole fare un viaggio in Islanda in agosto.
Il tutto condito da qualche frecciatina Labrasotta, perché sì: un po’ di gelosia mi è rimasta.
Panoramica dell’itinerario
Indice dei contenuti:
- Giorno 1 – 12 agosto: Arrivo e prime zampate islandesi
- Giorno 2 – 13 agosto: Golden Circle e dintorni
- Giorno 3 – 14 agosto: Le meraviglie della Costa Sud
- Giorno 4 – 15 agosto: Ghiacciai, spiagge di diamante e la costa sud-est
- Giorno 5 – 16 agosto: I Fiordi Orientali, tra natura e villaggi
- Giorno 6 – 17 agosto: Verso il Nord, tra cascate e paesaggi lunari
- Giorno 7 – 18 agosto: Il Lago Mývatn e le sue peculiarità
- Giorno 8 – 19 agosto: Akureyri e la Penisola di Tröllaskagi
- Giorno 9 – 20 agosto: L’Ovest selvaggio e la penisola di Snæfellsnes
- Giorno 10 – 21 agosto: Tesori nascosti dell’Ovest e arrivo a Reykjavík
- Giorno 11 – 22 agosto: Rientro a Keflavík
Giorno 1 – 12 agosto: Arrivo e prime zampate islandesi
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Keflavík → noleggio Dacia Duster 4×4 con tenda da tetto → spesa da Bónus → Gunnuhver Geothermal Area → Grindavík Campsite
- Distanza indicativa: 30–40 km – meno di 1h di guida (più soste)
- Campeggio consigliato: Grindavík Campsite
- Posizione: vicino al porto, comodo per visitare la Penisola di Reykjanes
- Note utili:
- Bónus chiude intorno alle 19:00 → fare la spesa prima di allontanarsi dall’aeroporto
- Gunnuhver è area geotermica libera e facilmente accessibile
- La strada da Keflavík a Grindavík è tutta asfaltata e panoramica
Consiglio del Labrasotto: Il Bónus ha un logo con un maialino rosa. Io ci sarei entrato solo per conoscerlo di persona.
Il racconto (per chi sogna)
Aeroporto di Keflavík, odore di caffè e aria salmastra. La mia biografa e il suo braccio destro scendono dall’aereo con lo sguardo eccitato di chi sa che, da quel momento, ogni giorno sarà una cartolina.
Io? Ero già a pancia all’aria dai nonni, ma con le orecchie tese per seguire mentalmente il loro percorso.
Primo stop: il ritiro della Dacia Duster 4×4 con tenda da tetto. Un’auto robusta, pronta a tutto, con la casa sempre sopra la testa. La guardi e capisci subito che sarà compagna fedele per 11 giorni di vento, sterrati e cieli infiniti.
Poi, mossa strategica: Bónus. Non è un discount qualunque: è il fornitore ufficiale di sopravvivenza per viaggiatori islandesi. Pasta, pane, zuppe pronte, biscotti… e sì, anche cioccolata calda, perché in Islanda il meteo può cambiare più in fretta di un cane davanti alla porta di casa.
Con il bagagliaio carico, si parte verso Gunnuhver Geothermal Area. Immaginate un paesaggio lunare, solcato da vapori bollenti che escono dal terreno. L’odore? Uovo sodo gigante, un posto dove io avrei annusato ogni pietra.
La giornata si chiude al Grindavík Campsite, una base tranquilla con docce calde (preziose dopo il vento gelido), cucina comune e connessione Wi-Fi per mandarmi le prime foto. Loro dormono sotto il cielo artico nella tenda da tetto, io sotto il soffitto di casa… ma con una scorta di biscotti appena conquistata.
Giorno 2 – 13 agosto: Golden Circle e dintorni
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Grindavík → Fagradalsfjall Volcano → Þingvellir National Park → Geysir → Gullfoss → Hekla (vista panoramica) → Kerið Crater → Selfoss
- Distanza indicativa: ~230 km – circa 5h di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato: Gesthús Selfoss
- Note utili:
- Fagradalsfjall: verificare accessibilità sentieri su safetravel.is
- Kerið: ingresso a pagamento (~3,50€), parcheggio vicino al cratere
- Strade tutte asfaltate; traffico più intenso tra Þingvellir e Geysir in alta stagione
Consiglio del Labrasotto: Il geyser Strokkur erutta ogni 6–10 minuti. Giusto il tempo di una scodinzolata e puff… doccia gratis!
Il racconto (per chi sogna)
La sveglia suona presto a Grindavík. Non che in tenda da tetto si possa dormire fino a tardi con il sole che inonda tutto, ma loro hanno già imparato a piegare il piumone e chiudere i ganci in pochi minuti. Io, dai nonni, ero già al secondo giro di colazione.
Prima tappa: Fagradalsfjall, il vulcano che ha fatto parlare mezzo mondo nel 2021. Non fuma più come allora, ma il paesaggio conserva il fascino crudo della lava recente. Sentieri neri che serpeggiano tra colate solidificate, come cicatrici di fuoco. Io ci avrei corso sopra fino a perdere il fiato (e probabilmente le zampe nere di polvere).
Poi si entra nel Parco nazionale di Þingvellir, dove la terra si apre tra le placche tettoniche nordamericana ed eurasiatica. Un posto dove puoi camminare letteralmente “tra due continenti”. Io, onestamente, avrei segnato il territorio su entrambi.
Segue il trio più fotografato d’Islanda: Geysir, che ormai riposa, e il fratello minore Strokkur, che scoppia d’orgoglio ogni manciata di minuti. Poi Gullfoss, la cascata “dorata” che ruggisce due salti più in basso, sollevando una nebbia che appanna gli occhiali (o il naso umido, se sei un cane).
Sulla strada verso Selfoss, deviazione al Kerið Crater: acqua turchese racchiusa da pareti rosse di roccia vulcanica. Lì avrei sicuramente provato a fare un tuffo… e sarei stato recuperato con il guinzaglio.
La giornata si chiude al Gesthús Selfoss: docce calde, cucina attrezzata e un prato ordinato per la tenda da tetto. Loro cucinano la pasta comprata al Bónus; io, altrove, stavo pianificando un colpo notturno alla dispensa dei nonni.
Giorno 3 – 14 agosto: Le meraviglie della Costa Sud
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Selfoss → Seljalandsfoss → Gljúfrabúi → Skógafoss → Kvernufoss → Seljavallalaug → Vík
- Distanza indicativa: ~170 km – circa 3h30 di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato:Vík Camping
- Posizione: vicino al centro e alla spiaggia nera di Vík
- Note utili:
- Portare impermeabile: Seljalandsfoss e Skógafoss bagnano a distanza
- Seljavallalaug: piscina storica, ingresso libero, acqua tiepida ma non calda
- Kvernufoss: poco frequentata, sentiero facile da Skógar Museum
Consiglio del Labrasotto: Non sottovalutate le docce delle cascate: non sono termali e non vi fanno il pelo lucido come quelle di casa.
Il racconto (per chi sogna)
La mattina parte con il rombo dell’acqua: Seljalandsfoss è la prima a dare il benvenuto. Una cascata elegante che si può ammirare anche da dietro, camminando in un anfiteatro naturale di roccia e muschio. Il risultato? Bagnati fradici ma felici. Io avrei fatto zig-zag tra i turisti scuotendo l’acqua ovunque, stile centrifuga.
A pochi minuti a piedi, Gljúfrabúi resta nascosta dietro una fenditura. Per vederla bisogna infilarsi in un canyon stretto, con i piedi che già sentono l’acqua gelida. Lo spettacolo vale ogni passo: una colonna d’acqua che cade come in una grotta segreta.
Poi è il turno di Skógafoss, imponente e perfetta per le foto con l’arcobaleno. Il sentiero a lato porta in cima, ma attenzione: 500 scalini sono un bel test anche per due umani carichi di attrezzatura.
Un po’ più appartata, Kvernufoss è la sorella tranquilla di Skógafoss. Sentiero breve, niente folla, e di nuovo la possibilità di passare dietro il velo d’acqua. Sì, io qui avrei reclamato la terza doccia della giornata.
Infine, Seljavallalaug: piscina all’aperto incastonata tra le montagne. L’acqua è tiepida, non bollente, ma la vista ripaga ampiamente. La passerella di cemento, il fiume che scorre accanto, il silenzio rotto solo dal vento.
Si chiude a Vík, nel campeggio ordinato e strategico. Mentre il sole di mezzanotte colora la spiaggia nera, la mia biografa cucina qualcosa di caldo. Io, dai nonni, già russavo dopo un banchetto a base di polpettine di carne.
Giorno 4 – 15 agosto: Ghiacciai, spiagge di diamante e la costa sud-est
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Vík → Reynisfjara Beach → Jökulsárlón Glacier Lagoon → Diamond Beach → Eldhraun Lava Field → zona campeggio sud-est
- Distanza indicativa: ~350 km – 5h30 di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato: campeggio in zona Hofn o lungo la costa sud-est
- Note utili:
- Reynisfjara: attenzione alle “sneaker waves”, onde improvvise e molto forti
- Jökulsárlón: parcheggio gratuito, possibilità di tour in barca anfibia
- Diamond Beach: attraversare la strada dalla laguna, i blocchi di ghiaccio si sciolgono velocemente con il sole
- Eldhraun: campo di lava ricoperto di muschio, accesso libero, rispetto totale della vegetazione
Consiglio del Labrasotto: Io il muschio lo annuserei e basta. Vietato calpestarlo, anche se avete quattro zampe morbide.
Il racconto (per chi sogna)
La giornata inizia con il fragore dell’Atlantico su Reynisfjara Beach. Sabbia nera come la liquirizia, colonne basaltiche che sembrano organi di pietra, e onde che non perdonano. Mentre i turisti si scattano foto vicino ai faraglioni, io me li immagino correre indietro a zampe levate quando arriva un’onda “sneaker”.
Ore di strada e panorami che cambiano come in un sogno: pianure laviche, montagne dentellate, casette colorate sparse. E poi lei, la regina di giornata: Jökulsárlón, la laguna glaciale. Iceberg galleggiano lenti verso il mare, accompagnati da foche curiose che spuntano tra le onde. Io, se fossi lì, sarei stato in prima fila a osservare ogni movimento d’acqua.
Attraversando la strada, si arriva alla Diamond Beach: una distesa di sabbia nera punteggiata di ghiaccio lucente, come diamanti buttati a manciate da un gigante generoso. Alcuni pezzi sono grandi come automobili, altri come ciotole da pappa — io avrei scelto i più piccoli per portarli in giardino.
La tappa successiva è silenziosa e quasi mistica: Eldhraun Lava Field. Distese infinite di muschio verdissimo che ondeggia con il vento. Un tappeto vivo, morbido alla vista (ma intoccabile), cresciuto su lava eruttata secoli fa.
La notte cala in un campeggio tranquillo della costa sud-est. Vento tra le corde della tenda, cielo che non diventa mai del tutto scuro. Io, dai nonni, sotto la coperta, stavo sognando di rincorrere un iceberg senza mai stancarmi.
Giorno 5 – 16 agosto: I Fiordi Orientali, tra natura e villaggi
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: costa sud-est → Djúpivogur → Hengifoss → Klifbrekku Waterfalls → Seyðisfjörður → Stuðlagil Canyon → Borgarfjörður Eystri
- Distanza indicativa: ~420 km – 6h30 di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato:Campground Fjalladyrd/Möðrudalur
- Note utili:
- Djúpivogur: piccolo villaggio di pescatori, ottimo per pausa caffè e foto
- Hengifoss: cascata con spettacolari strati di basalto e argilla rossa, 2,5 km di sentiero in salita (solo andata)
- Seyðisfjörður: pittoresco villaggio sul fiordo, noto per la strada arcobaleno davanti alla chiesa
- Stuðlagil: canyon basaltico con acqua turchese (controllare accesso più comodo tra lato est e ovest)
- Borgarfjörður Eystri: rinomato per le colonie di pulcinelle di mare (stagionale)
Consiglio del Labrasotto: Le pulcinelle di mare sono adorabili. Non toccatele… e nemmeno provate ad adottarne una.
Il racconto (per chi sogna)
Dalla costa sud-est si entra nel regno dei fiordi, dove la strada si arrampica e scende seguendo curve che sembrano disegnate per un videogioco. A Djúpivogur, le case color pastello si riflettono nell’acqua calma del porto. È uno di quei posti dove il tempo sembra fermarsi — io avrei approfittato per annusare ogni barca in cerca di resti di pesce.
Si prosegue verso Hengifoss, una delle cascate più alte d’Islanda. Il sentiero sale tra prati e ruscelli, e lungo la via c’è anche la più piccola Litlanesfoss, incorniciata da colonne di basalto perfette. In cima, Hengifoss cade tra pareti a strati rossi e neri: sembrano torte multistrato per giganti.
Dopo le montagne, si scende verso il fiordo di Seyðisfjörður, famoso per la sua chiesetta azzurra e la strada arcobaleno che ci conduce. Case di legno, atmosfera artistica e aria di mare pungente. Io mi sarei sdraiato proprio lì, sulla via colorata, fingendo di essere un’opera d’arte vivente.
Nel pomeriggio, deviazione spettacolare verso Stuðlagil Canyon: colonne basaltiche altissime si specchiano in un fiume turchese lattiginoso. Un contrasto che sembra photoshoppato ma è tutto vero.
La giornata si chiude a Borgarfjörður Eystri, villaggio noto per le pulcinelle di mare che nidificano nelle scogliere vicine. Le loro zampette arancioni e il becco variopinto sono irresistibili — anche per un cane come me.
Notte al Campground Fjalladyrd/Möðrudalur, un luogo remoto e silenzioso. Mentre loro si addormentano con il vento tra le montagne, io, dai nonni, avevo appena convinto la nonna che sì, un terzo biscotto era indispensabile per la mia “crescita”.
Giorno 6 – 17 agosto: Verso il Nord, tra cascate e paesaggi lunari
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Möðrudalur → Rjúkandi Waterfall → Selfoss → Dettifoss → Hverir → Krafla → Lago Mývatn
- Distanza indicativa: ~250 km – circa 4h30 di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato:Hlíð ferðaþjónusta
- Note utili:
- Rjúkandi: cascata facilmente visibile dalla Ring Road, breve sentiero fino alla base
- Selfoss & Dettifoss: parcheggi distinti per lato est e ovest, lato ovest con sentiero migliore per Selfoss
- Hverir: area geotermica fumante e sulfurea, ingresso gratuito, camminare solo sui percorsi segnati
- Krafla: zona vulcanica con crateri, laghetti e fumarole
Consiglio del Labrasotto: A Hverir l’odore di zolfo ti resta nel naso per ore. Io lo troverei delizioso, voi umani un po’ meno.
Il racconto (per chi sogna)
Il risveglio a Möðrudalur è un bagno di silenzio. Montagne lontane, aria frizzante, e quell’odore pulito che in Islanda sembra filtrato direttamente dalle nuvole. La strada verso il nord regala subito un assaggio di potenza: Rjúkandi Waterfall, una colonna d’acqua che precipita tra rocce scure, visibile già dall’asfalto.
Pochi chilometri dopo, il rombo di Dettifoss, la cascata più potente d’Europa. L’acqua cade con una forza che fa tremare il terreno sotto i piedi. A monte, la più elegante Selfoss si apre a ventaglio, come se volesse mostrare il lato gentile della stessa corrente.
Si entra poi in un altro mondo: Hverir, un paesaggio marziano di pozze di fango bollente e fumarole. Colori arancio, giallo, grigio e quell’aroma sulfureo che, a mio parere, sarebbe un ottimo profumo per cani.
Non lontano, il vulcano Krafla custodisce crateri e laghetti dal blu surreale. Camminare lungo il bordo del cratere Víti, con il vento che ti spinge e il silenzio interrotto solo dal sibilo delle fumarole, è un’esperienza che resta impressa.
La giornata si conclude sulle rive del lago Mývatn, al campeggio Hlíð ferðaþjónusta. Montano la tenda da tetto con vista lago, cucinano qualcosa di caldo… e mandano qualche foto. Io, dai nonni, stavo già pianificando la fuga in giardino per inseguire un piccione.
Giorno 7 – 18 agosto: Il Lago Mývatn e le sue peculiarità
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Mývatn → Askja → Dimmuborgir → Skútustaðagígar → Mývatn Nature Baths → Hverfjall → Grjótagjá
- Distanza indicativa: variabile (Askja è una lunga escursione, >200 km A/R da Mývatn su sterrate)
- Campeggio consigliato:Hlíð ferðaþjónusta
- Posizione: vicino alle principali attrazioni del lago
- Note utili:
- Askja: accessibile solo con 4×4; controllare condizioni delle F-roads (F88, F894) su road.is
- Dimmuborgir: labirinto di formazioni laviche con sentieri segnalati
- Skútustaðagígar: pseudocrateri facili da esplorare a piedi
- Mývatn Nature Baths: alternativa meno affollata alla Blue Lagoon (~40€ ingresso)
- Hverfjall: cratere vulcanico, 3 km di sentiero circolare sul bordo
- Grjótagjá: piccola grotta con acqua calda (non balneabile)
Consiglio del Labrasotto: Se vi tuffate nella Grjótagjá, sappiate che l’acqua è troppo calda. Io, da bravo cane, mi limiterei a leccare il bordo.
Il racconto (per chi sogna)
La giornata inizia con una decisione coraggiosa: affrontare l’escursione ad Askja. La strada è lunga e sterrata, ma con il Duster 4×4 e il cielo sereno è un’avventura che vale la pena. Il paesaggio cambia continuamente: distese nere di sabbia vulcanica, fiumi da guadare, e infine il cratere Víti, con il suo lago di un turchese irreale incastonato tra pareti di cenere. Io, fossi stato lì, avrei annusato ogni pietra e sarei rimasto a fissare l’acqua per ore.
Rientrati nella zona di Mývatn, è tempo di esplorare Dimmuborgir, un intricato labirinto di torri e archi di lava solidificata. La leggenda dice che sia la casa degli “Yule Lads”, i tredici folletti di Natale islandesi: io avrei cercato di farmi adottare come il quattordicesimo.
Segue una passeggiata tra i pseudocrateri di Skútustaðagígar, creati da esplosioni di vapore sotto la lava. Sembrano colline erbose, ma ogni passo racconta un’eruzione passata.
Per rilassarsi, sosta alle Mývatn Nature Baths: acque calde lattiginose, circondate da colline e silenzio. Loro si immergono e si scaldano, io mi sarei steso al sole come una lucertola pelosa.
Si conclude con l’ascesa a Hverfjall, cratere perfettamente circolare che offre una vista spettacolare sul lago, e una visita a Grjótagjá, piccola grotta famosa anche per una scena di Game of Thrones.
Notte di nuovo al campeggio Hlíð ferðaþjónusta, con il lago che luccica sotto la luce morbida della sera. Io, invece, stavo già russando con le zampe che si muovevano nel sonno: sognavo di correre su quelle distese nere senza mai fermarmi.
Giorno 8 – 19 agosto: Akureyri e la Penisola di Tröllaskagi
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Mývatn → Goðafoss → Húsavík → Akureyri → Penisola di Tröllaskagi → Siglufjörður
- Distanza indicativa: ~300 km – 4h30 di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato:Siglufjörður Campsite
- Posizione: in paese, vicino al porto e al museo dell’aringa
- Note utili:
- Goðafoss: cascata “degli dei”, visibile sia dal lato est che ovest (facile accesso)
- Húsavík: capitale islandese del whale watching, tour di 2–3 ore disponibili (prenotazione consigliata in alta stagione)
- Akureyri: “capitale del nord”, ottima per rifornimenti e passeggiata sul lungomare
- Tröllaskagi: strada costiera panoramica, gallerie e paesini di pescatori
Consiglio del Labrasotto: Se fate whale watching a Húsavík, ricordate che io non ci sono… quindi qualcuno dovrà ululare per me quando vedete una megattera.
Il racconto (per chi sogna)
La mattina comincia con il fragore di Goðafoss, la cascata “degli dei”. La leggenda racconta che qui vennero gettate le statue pagane quando l’Islanda si convertì al cristianesimo. Io, fossi stato lì, ci avrei buttato anche un paio di ossi per buon auspicio.
Poi rotta verso Húsavík, porto colorato che profuma di mare e avventura. È il punto di partenza ideale per avvistare balene e pulcinelle di mare. Loro scelgono di salpare: vento in faccia, giubbotti salvagente, e l’emozione di vedere una pinna emergere tra le onde. Io, nel frattempo, ero impegnato in un’epica caccia… alla fetta di salame che era caduta in cucina dai nonni.
Proseguendo, si arriva ad Akureyri, seconda città dell’Islanda. Una passeggiata tra negozi e caffè, una sosta per rifornimenti, e poi via verso la penisola di Tröllaskagi. Qui la strada corre tra montagne che si tuffano nel mare, gallerie scavate nella roccia e villaggi di pescatori che sembrano fermarsi nel tempo.
La meta finale è Siglufjörður, antica capitale dell’industria dell’aringa. Il campeggio è vicino al porto, e la sera l’aria sa di salsedine e legno bagnato. Loro preparano la cena, io invece stavo già digerendo la mia razione serale… con un occhio fisso sulla credenza, nel caso comparisse qualcosa di extra.
Giorno 9 – 20 agosto: L’Ovest selvaggio e la penisola di Snæfellsnes
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Siglufjörður → Snæfellsnes → Hvítserkur → Borgarnes → Monte Kirkjufell (+ altre tappe panoramiche lungo la penisola)
- Distanza indicativa: ~450 km – 6h di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato: campeggio in zona Borgarnes
- Posizione: comodo per rifornimenti e come base per visitare l’ovest
- Note utili:
- Hvítserkur: faraglione basaltico a forma di drago/bevitore d’acqua, raggiungibile con breve discesa
- Snæfellsnes: “Islanda in miniatura” con ghiacciaio, spiagge, scogliere, villaggi
- Monte Kirkjufell: uno dei più fotografati d’Islanda, cascata Kirkjufellsfoss nelle vicinanze
- Strade asfaltate o sterrati ben tenuti, accessibili anche senza 4×4
Consiglio del Labrasotto: Il Kirkjufell è talmente fotogenico che pure io ci verrei bene… anche appena sveglio.
Il racconto (per chi sogna)
Si lascia la tranquillità di Siglufjörður per puntare verso l’ovest selvaggio. La prima sosta è Hvítserkur, un faraglione di basalto che, visto da certe angolazioni, sembra un drago che beve dal mare. Io lo avrei salutato con un paio di latrati, giusto per marcare il territorio… acusticamente.
Poi si entra nella penisola di Snæfellsnes, un condensato di Islanda in poche decine di chilometri: spiagge di sabbia nera, scogliere a picco, campi di lava, e sullo sfondo il ghiacciaio Snæfellsjökull. Ogni curva regala un panorama nuovo, di quelli che fanno fermare l’auto ogni dieci minuti per una foto.
Il pomeriggio porta all’icona: il Monte Kirkjufell. La sua forma perfetta si specchia nell’acqua, con la cascata Kirkjufellsfoss a completare la scena da cartolina. Loro si prendono il tempo per scattare, io mi sarei seduto davanti all’obiettivo fingendo di essere il vero protagonista dello scatto.
La giornata si chiude a Borgarnes, cittadina tranquilla affacciata sul fiordo, ottima per fare scorta di viveri e riposarsi prima dell’ultimo tratto di Ring Road.
Giorno 10 – 21 agosto: Tesori nascosti dell’Ovest e arrivo a Reykjavík
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Borgarnes → Hraunfossar → Deildartunguhver → Krauma → Reykjavík
- Distanza indicativa: ~200 km – 3h di guida effettiva (più soste)
- Campeggio consigliato:Borgarnes Camping o campeggio a Reykjavík
- Posizione: Borgarnes per chi vuole ancora visitare l’ovest, Reykjavík per essere già in città
- Note utili:
- Hraunfossar: cascata orizzontale che sgorga da sotto un campo lavico
- Deildartunguhver: sorgente termale più potente d’Europa (acqua a 100°C)
- Krauma: spa geotermale alimentata da Deildartunguhver, con vasche calde e fredde
- Strada asfaltata e comoda fino a Reykjavík
Consiglio del Labrasotto: A Deildartunguhver l’acqua è così calda che nemmeno io ci farei il bagno… e io amo le cose estreme.
Il racconto (per chi sogna)
La mattina parte con il fascino discreto di Hraunfossar, una cascata diversa da tutte le altre: non cade da un dirupo, ma filtra orizzontalmente da sotto un campo di lava coperto di muschio, come mille piccoli ruscelli che spuntano dalla terra. Io ci avrei messo ore a seguire ogni filo d’acqua con il naso.
A pochi chilometri, il fragore e il vapore di Deildartunguhver ti avvolgono. È la sorgente termale più potente d’Europa: getta fuori acqua bollente a un ritmo impressionante. Un promemoria naturale che qui l’energia geotermica è ovunque.
Per rilassarsi, sosta a Krauma, una spa moderna dove l’acqua calda della sorgente si mescola a quella glaciale per creare la temperatura perfetta. Vasche fumanti all’aperto, vista sulle colline… e io che avrei scelto la più calda per fare il bagno fino alle orecchie.
Nel pomeriggio, strada verso Reykjavík, ultima tappa urbana del viaggio. Tra murales colorati, caffè accoglienti e il porto pieno di vita, si respira un’atmosfera diversa: la calma della natura lascia spazio alla vivacità della città.
Notte in campeggio cittadino, a un passo dal centro. Loro chiudono la tenda per l’ultima volta, io dai nonni chiudevo un affare importante: tre fette di prosciutto in cambio di un seduto impeccabile.
Giorno 11 – 22 agosto: Rientro a Keflavík
In breve (per chi pianifica)
- Percorso: Reykjavík → Reykjanesbær → Aeroporto Internazionale di Keflavík
- Distanza indicativa: ~50 km – meno di 1h di guida
- Note utili:
- Restituire l’auto con il serbatoio pieno (benzina o diesel secondo contratto)
- Tempo consigliato per consegna auto + check-in: almeno 3h prima del volo
- Possibilità di brevi soste sulla penisola di Reykjanes se il volo parte nel pomeriggio (ad esempio Gunnuhver o il ponte tra due continenti)
- Servizi vicino all’aeroporto: stazioni di servizio, supermercati, bar
Consiglio del Labrasotto: Non dimenticatevi di comprare qualcosa di buono al duty free. Io non bevo, ma un pacchetto di biscotti va sempre bene.
Il racconto (per chi sogna)
L’ultima mattina in Islanda inizia con un cielo limpido sopra Reykjavík. Loro smontano la tenda da tetto con movimenti ormai automatici, come se lo facessero da una vita. Io, dai nonni, stavo già facendo la mia ispezione mattutina della cucina.
La strada verso Reykjanesbær è breve, ma la penisola offre ancora scorci selvaggi: scogliere battute dalle onde, campi lavici a perdita d’occhio, e il vapore delle aree geotermiche che sale lento verso il cielo.
Consegna del Duster 4×4, controlli rapidi, un ultimo caffè al terminal. Poi la fila per l’imbarco, il decollo, e l’Islanda che si allontana sotto le nuvole.
Io, nel frattempo, li aspettavo alla porta di casa con la coda in modalità elicottero. Perché sì, l’Islanda è meravigliosa, ma nessun ghiacciaio batte il momento in cui la mia biografa e il mio umano aprono la porta e finalmente… mi riempiono di grattini.